Argomenti molto discussi un po’ di anni fa, oggi sono caduti in disuso a causa della quasi sparizione della pellicola e dei progressi compiuti dai sensori. Però secondo me fa bene tornarci su, se non altro per tornare a domandarci cosa conta davvero nella fotografia.

Quando non c’era la fotografia digitale

Ho una discreta raccolta di vecchie riviste di auto e moto, che ogni tanto mi diverto a rileggere. Essendo riviste uscite dagli anni 60 ai 90 del secolo scorso, hanno fotografie fatte esclusivamente a pellicola.
Guardandole con gli occhi di oggi, molte di esse sono un po’ un disastro: scarsa nitidezza, grana grossa ed evidente, dominanti cromatiche, terribili colpi di flash.
Eppure ci andavano benissimo.
Passando alle stampe fotografiche, le foto del mio matrimonio credo siano tra le ultime fatte con pellicola medio formato, il massimo per l’epoca: molti matrimonisti scattavano con la più piccola pellicola 35mm o con le prime digitali da 4 megapixel.
Di nuovo, guardando le (ottime) stampe con gli occhi di oggi, la grande nitidezza che si attribuiva al medio formato non è poi questa gran cosa.
Eppure allora era il massimo.

Il sorpasso

Lasciando stare i primordi, sono piuttosto convinto che il sorpasso del digitale nei confronti della pellicola sia avvenuto quando i sensori sono diventati grandi e hanno raggiunto i 10 megapixel. Convinzione nata dal fatto di aver cominciato a scattare e stampare a pellicola, ed esser poi passato al digitale, con iniziale riluttanza e molto progressivamente, tra dieci e quindici anni fa.
Anche se negli ultimi anni c’è una certa stasi nell’aumento delle prestazioni dei sensori (evidentemente abbiamo raggiunto limiti difficili da superare), nel tempo le cose sono cambiate parecchio, e decisamente in meglio.
La fregatura è che siamo diventati molto esigenti e forse abbiamo perso di vista qualcosa.

Quello che conta

Ho buttato un sacco di foto a causa di rumore, mosso, fuoco sbagliato, riflessi e altri difetti.
Recentemente ho fatto una foto ad un gruppo di artisti di strada, mentre passavano con un enorme carretto trainato da due tandem. Me ne sono accorto all’ultimo, per cui ho scattato senza avere il tempo di impostare correttamente la macchina.
A casa esamino la foto, e… orrore!!! A causa di un po’ di mosso, i soggetti non hanno nitidezza. Ma li trovavo così belli che ho deciso di pubblicare lo stesso la foto su Instagram (il mio profilo è photofordelight, se qualcuno volesse andare a curiosare).
Nel testo, mi scusavo per il mosso. Una mia cara amica, fotografa di grande sensibilità, ha commentato: se non fossero mossi, non “sarebbero”.
Un difetto non voluto come valore aggiunto?
Sì. Ha ragione lei. Più in generale, se non proprio valori aggiunti, molti difetti possono essere considerati tollerabili.
mi è venuto in mente quante belle foto siano state scattate con pellicola da 1600 ISO, con la grana grossa così, quante altre abbiano una messa a fuoco approssimativa, siano afflitte da mosso o altri difetti non voluti, eppure son belle.
E allora: abbiamo catturato un bel momento ma il nostro soggetto è un po’ mosso e abbiamo vagonate di rumore, magari cromatico?
Chissenefrega! Convertiamo in bianco e nero, così il rumore cromatico diventa grana. Se una volta si accettava la grana della pellicola 1600 ISO, perché oggi non si può accettare il rumore di un sensore, che è l’equivalente digitale della grana?

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