
Il fenomeno chiamato “metamerismo” si ha quando dei colori, uguali sotto una certa fonte di luce, diventano differenti se si cambia la fonte luminosa. Ok, la foto qui sopra è un esempio estremissimo di diverse fonti luminose, visto che si tratta di luci psichedeliche. Però, nella realtà, tutte le fonti luminose sono un po’ colorate, anche se noi le percepiamo come bianche.
La questione della luce
Nemmeno la luce del sole a mezzogiorno sfugge a questo: se siamo al mare avrà una dominante blu, se siamo in un bosco avrà una dominante verde. In entrambi i casi non ce ne accorgiamo, perché il nostro cervello compensa automaticamente l’immagine proveniente dagli occhi.
Assodato che nella realtà la luce perfettamente bianca praticamente non esiste, resta da capire perché mai i materiali debbano reagire in modo diverso al mutare della luce. Sembra logico che due oggetti, che appaiono dello stesso bianco freddo sotto una luce fredda,debbano apparire entrambi dello stesso bianco caldo se esposti ad una luce calda.
Ma non sempre è così: è il metamerismo, bellezza.
L’incubo della corrispondenza del colore
Racconto un fatto emblematico capitatomi nella mia carriera di grafico. Un cliente, in possesso di una partita di sacchetti in carta avana (quindi marrone), aveva necessità di contrassegnarli con un’etichetta.
Per non perdere la “rusticità” del sacchetto avana, voleva un’etichetta dello stesso colore del sacchetto, con stampate (a colori) una serie di indicazioni. Tiratura di qualche centinaio di pezzi, il che rendeva follemente antieconomica l’unica cosa in grado di garantire una perfetta corrispondenza colore: la stampa offset su carta avana.
L’unica soluzione economicamente accettabile era la stampa laser su carta adesiva bianca che avevo già in casa, emulando con la stampa il marrone della carta. Una serie di prove avrebbero permesso di avvicinarsi molto al colore giusto. Al netto del fatto che il toner della stampa laser è un po’ lucido, a differenza della carta avana che è opaca, ero effettivamente riuscito ad avvicinarmi moltissimo al colore giusto, o almeno così credevo.
Ad un certo punto mi chiamano in un altro ambiente dell’azienda in cui lavoravo, e ci vado con in mano il sacchetto con attaccata sopra l’etichetta stampata. Altro ambiente, altra fonte luminosa, ed ecco che la mia etichetta, da perfetta che era, diventa verdastra in confronto al sacchetto.
Accortomi della cosa, vado all’aperto, in luce diurna, e la mia etichetta diventa rossiccia in confronto al sacchetto. Preso dallo sconforto, ho risolto la faccenda trovando una tinta di compromesso che potesse essere più o meno accettabile sotto un po’ tutte le luci. Al cliente le etichette sono andate bene, ma la perfezione era davvero parecchio lontana.
La questione dei materiali
Pare proprio, quindi, che la natura dei materiali influisca pesantemente nel modo in cui restituiscono la luce. Il che è logico, se solo pensiamo che a livello microscopico i corrugamenti della superficie sono diversi a seconda del materiale, anche se a occhio nudo magari non cogliamo differenze.
Nel caso specifico raccontato sopra, avevamo una carta opaca il cui impasto è marrone, contro una carta bianca ricoperta da uno strato di toner, che è una materia plastica (poliestere, per la precisione) e che non è nemmeno marrone, ma un insieme di punti ravvicinati di colore ciano, magenta, giallo e nero.
Il metamerismo si può misurare con l’indice di resa cromatica (su Wikipedia c’è una bella pagina in proposito), ma il fatto di poterlo misurare non significa poter risolvere il problema.
Morale
Alla fine abbiamo visto che nella stampa (come nella vita, del resto) ci sono delle variabili che non possiamo controllare del tutto. Il vecchio adagio “la perfezione non è di questo mondo” pare sia ancora valido, nel settore della stampa lo è sicuramente. Ciononostante possiamo ugualmente vivere felici: le tecnologie di riproduzione del colore, nonostante tutto, hanno raggiunto livelli di eccellenza. Nella maggior parte dei casi riescono a darci il risultato che vogliamo, o per lo meno, ci vanno molto vicino.
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