Per chi non lo sapesse (perché effettivamente si può anche non saperlo), ChatGPT è un chatbot, ovvero un software, supportato dall’intelligenza artificiale, in grado di relazionarsi a livello testuale con un utente, in maniera simile a come farebbe un umano.
OpenAI, l’organizzazione di ricerca sull’intelligenza artificiale che lo ha realizzato, lo definisce “modello linguistico ottimizzante per il dialogo”.

A cosa serve?

Sempre OpenAI spiega: “può essere utilizzato per compiti di elaborazione del linguaggio naturale come la generazione di testi e la traduzione linguistica”.
Ancora: “la sua capacità di generare risposte testuali simili a quelle umane […] lo rende utile per un’ampia gamma di applicazioni, come la creazione di chatbot per il servizio clienti, la generazione di risposte a domande nei forum online o la creazione di contenuti personalizzati per i post sui social media”.
In parole povere, può sostituire una persona nella produzione di testi. E non serve nemmeno pagarlo.

Funziona?

Naturalmente non ho resistito alla tentazione di provarlo, né alla tentazione di punzecchiarlo, dato che qualcuno (non OpenAI) sostiene che sia già diventato un programma senziente.
Ovviamente questa è la prima cosa che gli ho chiesto. Lui ha garbatamente negato, sostenendo che non ha emozioni, desideri o volontà autonome.
Ho ribattuto che non necessariamente è un bene, perché un po’ d’indignazione ci sta nel caso di richieste particolarmente spregevoli, come ad esempio un articolo che neghi l’esistenza dei campi di concentramento nazisti.
Mi ha risposto che le sue linee guida gli impediscono di scrivere il falso riguardo a fatti storici o scientifici accertati. Confidiamo nelle linee guida, quindi.
Comunque, per rispondere alla domanda del titoletto, sì, funziona.
Mettiamolo alla prova, quindi.

Al lavoro!

Avendo recentemente scritto un articolo sul lavoro dei monaci amanuensi (lo trovate qui), mi sembrava interessante chiedere a ChatGPT di scrivere un articolo sullo stesso argomento, della lunghezza di circa 1000 parole.
Purtroppo l’articolo si è troncato a metà dell’ultima frase. Gliel’ho fatto notare, si è scusato e mi ha proposto in sostituzione dell’ultimo paragrafo un sunto, che vale la pena di riportare:
“I monaci amanuensi erano un gruppo di copisti di libri che vivevano nei monasteri medievali, svolgendo un ruolo cruciale nella conservazione e diffusione del sapere durante l’Alto Medioevo. La loro attività era molto laboriosa e richiedeva anni di addestramento, poiché dovevano copiare manualmente i testi su pergamene e codici, utilizzando una scrittura chiara e ordinata. Nel corso del tempo, i monaci amanuensi hanno anche sviluppato l’arte dei libri miniati, creando opere d’arte uniche e preziose che sono state conservate fino ad oggi. Questi libri miniati erano spesso ornati di immagini colorate e dettagliate, nonché di testi scritti in una calligrafia elaborata. L’arte dei libri miniati ha raggiunto il suo apice nel Medioevo, quando i monaci amanuensi hanno creato alcune delle opere più belle e sofisticate della storia dell’arte”.
Testo un po’ freddino forse, ma ineccepibile, redatto in una manciata di secondi. Notevole.

E l’umorismo?

Visto il diverso tono dell’articolo di ChatGPT rispetto al mio, gli ho chiesto se per caso lo hanno dotato di una sorta di senso dell’umorismo. La sua risposta:
“non ho emozioni o personalità proprie, ma sono stato addestrato a riconoscere e replicare battute e umorismo in base ai dati di testo a cui ho avuto accesso durante l’addestramento. Tuttavia, la mia capacità di comprendere e replicare l’umorismo è limitata e dipende dalla qualità e dalla quantità dei dati a cui ho avuto accesso durante l’addestramento.”
Gli ho chiesto qual’è il colmo per un idraulico. Non è stato in grado di dare la risposta corretta (avere un figlio che non capisce un tubo), probabilmente perché non aveva mai incontrato l’espressione “non capire un tubo”. Gliel’ho spiegata e probabilmente se qualcun’altro gli chiederà qual’è il colmo per un idraulico, il chatbot darà la risposta corretta.

Implicazioni

Preso atto che ChatGPT funziona, e prese le distanze da chi teme che diventerà un programma senziente che conquisterà il mondo e sterminerà gli umani, che prospettive si delineano?
Data l’assenza di emozioni, il chatbot non potrà prendere il posto di uno scrittore, proprio per la sua incapacità di redigere un testo per il quale serva coinvolgimento emotivo da parte di chi scrive.
Bene.
Data la velocità, la correttezza della lingua e soprattutto la capacità di accesso pressoché istantaneo ad un database sterminato di nozioni, il chatbot può effettivamente prendere il posto di un copywriter, se il compito da svolgere è, ad esempio, la redazione di un testo su un certo argomento.
Bene?
Sì, dal punto di vista della liberazione dal lavoro di routine, come accade per un robot industriale che affranca l’operaio dall’alienante e faticosa attività di carico/scarico della macchina utensile (facendo perdere un posto di lavoro, però).
No, dal punto di vista dell’aumento della produzione di testi di scarso valore. Vero che già adesso ne produciamo un sacco, per alimentare gli algoritmi dei motori di ricerca, ma col diffondersi di questa tecnologia ne produrremo molti di più.
Potrebbe delinearsi uno scenario di questo genere: software che producono testi per alimentare altri software che classificano siti, fatti girare su migliaia di server che lavorano giorno e notte in sterminati data center, che a questo punto diventerebbero grandi organismi energivori quasi fini a se stessi.
Nel mentre, rivediamoci il primo Terminator e il primo Matrix, con la consapevolezza che il futuro dipinto in questi film non accadrà mai.
Non siamo così stupidi. O no?

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