
Più o meno da un annetto, alcune aziende informatiche stanno lavorando a programmi di intelligenza artificiale capaci di generare autonomamente immagini fotografiche, sulla base di semplici input forniti dall’utente, come un breve testo o uno schizzo.
A seconda di come la si vede, una cosa da far accapponare la pelle o da far scintillare gli occhi dalla gioia.
Come funziona?
Semplificando un po’, queste intelligenze artificiali interpretano la richiesta dell’utente appoggiandosi a sterminati database di immagini tipo. Un po’ come se a noi, intelligenze naturali, venisse chiesto di immaginare, per esempio, un cane che fa pattinaggio su ghiaccio: pescando nei nostri ricordi, combineremmo l’immagine di un cane di nostro gusto con quella di un pattinatore.
L’intelligenza artificiale fa una cosa del genere, con in più la possibilità di materializzare tale pensiero sotto forma di file immagine.
Ma funziona?
Ho avuto modo di provare una di queste intelligenze artificiali. Per quella che è la mia esperienza, la risposta alla domanda del titoletto è: sì e no.
Forse l’intelligenza artificiale con cui ho avuto a che fare non era così intelligente, fatto sta che ho dovuto penare non poco per ottenere risultati che avessero senso, uno dei quali è l’immagine di apertura di questo articolo.
Che, ricordiamolo, è la fotografia di un posto che non esiste.
Qui sotto, l’esempio di un caso abbastanza fortunato: a sinistra lo schizzo disegnato da me, a destra l’interpretazione della macchina.
Tutto sommato niente male, però ho dovuto disegnare un sacco di casette prima di riuscire ad ottenere un risultato credibile.

Penso che avere risultati buoni al primo colpo sarà solo una questione di tempo: la tecnologia è giovane, sicuramente maturerà e tra qualche anno funzionerà meglio.
Le implicazioni
E qui veniamo alla parte scottante della faccenda: come sarà possibile distinguere tra immagini vere e immagini totalmente fasulle?
In realtà è un quesito vecchio, perché già da anni chi fa grafica 3D è perfettamente in grado di generare immagini credibilissime di cose che non esistono. Basta vedere gli effetti speciali dei film, dove la grafica computerizzata ha raggiunto un livello di realismo tale da rendere pressoché indistinguibili le cose “finte” dalle cose “vere”.
La differenza è che oggi, per ottenere un’immagine realistica di una cosa inesistente, bisogna affidarsi ad uno o più specialisti (umani) di grafica 3D, con i relativi tempi e costi, mentre domani basterà un input testuale e dopo qualche secondo apparirà l’immagine che ci serve.
Probabilmente la cosa si estenderà anche ai filmati, che altro non sono che una sequenza di immagini statiche: è solo una questione di potenza di calcolo. Ci vorrà parecchio, il progresso in tale campo si è molto rallentato ed è già un bel pezzo che i processori non raddoppiano la loro potenza ogni 8 mesi come una volta.
Ma è solo una questione di tempo.
Realtà inesistenti a buon mercato
Il vero discriminante sarà che parecchi milioni di persone, non necessariamente ricche, potranno generare immagini (o sequenze video) realistiche di cose inesistenti, generando una gran confusione nella percezione della realtà.
Problema che peraltro c’è anche oggi, vista la mole di sciocchezze pubblicate sui social che vengono prese per buone, ma destinato con buona probabilità ad aggravarsi.
Per contro, la possibilità di dare forma alle proprie idee diventerà a portata di tutti, anche di chi non sa disegnare o modellare o non ha il denaro per pagare qualcuno che lo faccia per lui.
Probabilmente saranno tempi bui per gli specialisti 3D.
Un po’ com’è successo ai fotografi industriali, che dopo aver reso disoccupati gli illustratori, dopo mezzo secolo si sono ritrovati disoccupati a loro volta, proprio per colpa degli specialisti 3D.
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